maldestri esercizi di egocentrismo
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La maestra propone un problemino ai suoi alunni:
- La mamma ha 5 caramelle. Ne dà 3 a Pierino. Quante caramelle le
rimangono?
Carletto risponde:
- Zero, signora maestra!
- E perché?
- Perché le altre le mangio io ...
- No, guarda Carletto, la risposta corretta è 2, però apprezzo il
ragionamento.
A questo punto Carletto dice:
- Posso farle adesso io una domanda?
- Certo - Dice la maestra.
- Dunque. Ci sono tre amiche che mangiano il gelato: una lo morde, uno
lo lecca e uno lo succhia. Qual'è quella sposata? -
- La maestra, un po' stupita, ci riflette un po' e poi risponde:
- Mah, forse quella che lo succhia?!
- No, signora maestra, è quella con la fede al dito, però apprezzo il
ragionamento ....
parole... riempiti di parole... ingozzati di parole fino al vomito, ... significati, orge sintattiche....."Alcuni dicono che la pioggia è brutta, ma non sanno che permette di girare a testa alta con il viso coperto dalle lacrime " (Jim Morrison)
Oggi ho ricevuto un'e-mail, che mi diceva che io sbaglio. Sbaglio a considerare le religioni come semplici fenomeni culturali, interessanti ed utili se vissuti con approccio filosofico e antropologico, ma pericolose se vissute come verità rivelata da credere e accettare totalmente.
Un tempo sapevo perfettamente cosa rispondere (o credevo ingenuamente di saperlo): avrei spiegato che le religioni sono come il dito che indica la luna: utili, senz'altro, sia a livello psicologico - nel loro aspetto esoterico - che sociale - nel loro aspetto essoterico - ma limitate e limitanti, se si perde di vista l'oggetto della ricerca. Che allora credevo fosse la verità.
Ma è davvero la verità l'oggetto della ricerca religiosa, mi chiedo oggi? O non è forse il conforto, una carezza, una speranza, un qualche appiglio che consenta di vivere serenamente dimenticando la natura dell'esistenza, permeata di sofferenza?
Sì è vero, la sofferenza può trasformarsi nel suo contrario, dipende dall'approccio. Ma si fanno tanti bei discorsi sulla capacità di vedere il seme di felicità presente nella sofferenza, quando questa non ti tocca personalmente.
...Quando però qualcosa che esula dalla tua volontà cosciente ti costringe ad affrontare la tua personale precarietà, l'inconsistenza dei tuoi ideali, il tuo essere assolutamente vuoto, prendi a vacillare. Ma a questo punto non sei più capace di provare conforto, perché ormai hai visto che recitare mantra e sedersi in meditazione ha ottimi effetti, ma in definitiva ha alla base la stessa motivazione che ti spinge ad andare al cinema o allo stadio per dimenticare te stesso.
Dimenticare, cioè, quell'assenza di un te stesso, un te stesso che non sia l'identificazione con qualcosa. E allora comprendi che "conosci te stesso" vuol dire conoscere quei meccanismi mentali che nascondono un'assenza, un vuoto, un "non essere".
E non è facile accettare che non sei.
Anche se sai che "non essere" vuol dire essere liberi. Liberi dagli schemi, liberi da pensieri, liberi da interpretazioni, liberi quindi dal conosciuto, dal noto, che impedisce di vedere ciò che è, ora, senza filtri e senza pregiudizi, che si fanno autorità per proteggere quell'ego che è pura illusione, ma che è anche la fonte stessa della sofferenza. Non è facile accettare che essere liberi dalla sofferenza, vuol dire non essere.
E allora, mi chiedo oggi, è la verità l'oggetto della ricerca religiosa? Non credo. Gli esseri umani cercano conforto.
Non trovo risposte e tutto mi sembra un tragico, incomprensibile gioco ...Non mi parlate di Dio per favore. Io posso anche credere nell'esistenza di un'entità superiore, di qualcosa che ci ha creato, posso pensarlo come la divinità animista presente in tutto ciò che esiste, posso immaginarlo come la verità, come soffio vitale. Ma non posso pensarlo come un'entità che si curi di noi, più di quanto non si curi di un filo d'erba, un'entità che si pasce di rosari e suppliche, di promesse e pentimenti. Non credo in un Dio che conforti. Di fatto l'idea di Dio travalica talmente la nostra portata intellettuale che non ha senso neanche curarsene troppo. Piuttosto vorrei essere capace di convivere serenamente con questa percezione della vacuità, di ricavarne quella saggezza e quella profondità di visione che ne ricavarono Gesù, Buddha e Krishnamurti.
Sto diventando nichilista? Forse. Forse è solo un altro passo sul percorso evolutivo. Qualcuno mi dirà, convinto di preoccuparsi del mio bene (ma in realtà starà difendendo a spada tratta le sue sicurezze), che questo è il risultato della mia mancanza di fede e penserà compiaciuto di essere su un gradino spirituale più elevato. Mi dirà che la fede è una grazia che scalda il cuore. Per favore, non fatelo, ho sentito questa storiella centinaia di volte. "La fede è una grazie che scalda il cuore": forse sì, come una bella serata in pizzeria con un gruppo di amici, come un concerto dei Pink Floyd, come una rappresentazione drammaturgica ben riuscita. Perché anche sapersi accontentare di questo è un dono, una grazia. Molti si scandalizzeranno per questa mia affermazione, lamenteranno che un conto è la "fede" in un gruppo rock, in una compagnia teatrale, in una squadra di calcio, un conto è la fede in Dio. E questo perché? Perché le religioni vi fanno credere che rispettare i comandamenti è entrare in contatto con Dio e con la propria natura spirituale? Perché le religioni vi fanno credere che il piacere dei sensi è un peccato? Ma credere nel vostro Dio non vi dà forse piacere?
L'esigenza pischica reale non è forse la stessa?
E per quale motivo credete che avete aderito ad un gruppo di meditazione o ad un partito politico? Non è forse per riempire il vuoto, la propria inconsistenza? Allora forse non dovremmo fare più nulla, non dovremmo più appassionarci? Non credo che sia questa la strada, ma solo prendere coscienza dell'onnipresenza deleteria del proprio ego, del proprio tentativo di fuga che è alla base di ogni nostro pensiero ed ogni nostra azione. Questa coscienza è fondamentale per sviluppare quella "mente di equanimità", così come la chiamano i buddhisti, che consente di vedere le cose con obiettività anche quando sembrano minacciare la nostra sicurezza. ...
Metto la mia testa sul tuo seno per addormentarmi piangendo.
Non vedo saggezza più grande di quella che mi hai dato, la vita da bambola! Dolce come il vero amore, fresca come il gelato.
Il vento soffia nella mia direzione e so che non posso continuare a strappare rose dalla tua tomba. Ho affrontato i recessi nel mio profondo e tirato giù il paradiso per stringere il fiore che non potevo avere.
Sono arrivata a casa stanca stanotte, troppo stanca.
Mi spengo, mi chiudo. rifuggo da tutti voi e subito mi sento disperata se penso all'ultima volta che ho sentito il calore del mio sangue... I topi mi grattano il cervello, il cervello arranca e striscia stanotte. Azoto liquido mi scorre nelle vene e ghiaccia.
Poi penso a mio papà che fa viaggi immaginari nell'idea di quello che dovrebbe essere e si aggrappa alla speranza che in qualche modo tutto prima o poi si avveri e sta seduto tutto il giorno sul divano inventandosi dei modi per consumare il tempo... come me, come tutti noi. In fondo ho il cuore di mio padre e non so dire sul serio cosa sia che mi tiene al di qua di questa linea scura..
Per tutti voi che siete fuori stanotte e che vi fate forza! Se vi capita di vedere la luce accesa da me potete fermarvi e suonare il campanello, io sono proprio qui, seduta in questo tugurio ricoperto da frasi incomplete e faccio un respiro alla volta. perche' il trucco, dicono, e' continuare a respirare...