maldestri esercizi di egocentrismo
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non voglio indossarti come un cerotto o sbandierarti come un biglietto per affrontare bene il mio dolore. volevo solo conoscerti come conosco il mio giardino, sapere di cosa profumi mentre stai sbocciando, cosa vive sotto, nel profondo, in fondo.
Abbiamo riso della diffidenza che ci circonda, ma ora hai deciso di girare lo sguardo altrove e io non ho bisogno di guardarti perché posso sentirti e come se non bastasse ogni volta che ti vedo sono costretta a guardare me stessa... perche' sono diventata così instabile e non posso uscirne fuori...
succede che dovrei abituarmi a me, e ancora una volta quando tutto si ferma guardo nel panico di qua e di la'. Cerco avida ingirochissaccosa... una parola che rompa il silenzio. Assordante il silenzio. Hai mai sentito parlare del rumore del silenzio? Ti sei fermata ad ascoltare?
succede che casco per niente e ricomincio a ballare nel baratro. succede che vorrei piangere ma mi devo trattenere. succede che annaspo da sola dentro di me e a volte come adesso vorrei che finisse TUTTO e che finisse ADESSO.
sara' chè ancora ho paura, di sparire.
... i miei occhi non riuscivano a vedere le stelle brillare, il mio cuore non riusciva a sentire la bellezza del sole che sorge e ancora sono persa come una bottiglia che galleggia nel mare... per sempre. Qualcuno raccoglierà la mia speranza? Qualcuno ci proverà? Me ne renderò conto?
Perchè qualcosa si è spezzato, come rubato e fa male...
Voglio solo i pezzi di verità che ho scelto di conservare e non importa se adesso non ci sono più, non importa se sono sola, ancora posso rimettermi in piedi e contnuare a cammiare perchè so che c'era qualcosa da imparare, so che ci sarà sempre qualcos'altro per cui vale la pena muoversi...
Mi piacerebbe essere una di quelle prime giornate estive, pieni di colori, quando tutti son contenti del tuo arrivo quando tutti ti sorridono nel momento in cui i vostri occhi si incrociano, ma qualcosa deve succedere prima, so che che deve arrivare l'inverno prima di poter rifiorire.
insomma capita che ci stia pensando, ci penso in mille modi e ancora mille.
mi piaceva, forse mi piace. quei capelli lunghi lunghi... gli animali dentro di lei..
in questo momento mi sento sopraffatta dalla malinconia, e' la mancanza di cio' che non ho mai avuto o di cio' che avrei potuto avere, ancora per un po'. E' la mancaza di una possibilita' in un mondo di possibilita'. Una cosa bella che sfugge irrimediabilmente dalle mani quando la lasci scivolare via, piano piano, perche' in fondo lo sai che devi scivolare, far scivolare..lasciare andare, piano piano..
Succede che incontriamo una donna e ci stiamo bene. Decidiamo di passare insieme qualche ora, mangiamo, visitiamo i posti, dormiamo nello stesso albergo chiacchieriamo, ridiamo, nasce qualche piccolo malumore, e poiché la destinazioni sono diverse, una mattina ci separiamo. Forse pensiamo: "bhe ci vedremo ancora"... e facciamo insieme colazione per l’ultima volta. Da quel momento tra noi e lei comincia a infiltrarsi una indefinibile malinconia, poi quando cominciamo a camminare da soli ce ne accorgiamo di colpo. Di essere sopraffatti dalla malinconia. Sappiamo che probabilmente non vedremo più quella persona in quello stesso posto, e forse non staremo mai più insieme anche se solo fino a un attimo prima era lì e potevamo toccarla. In quel momento per la prima volta i ricordi acquistano una luce particolare, e conosciamo lo scorrere del tempo in tutta la sua crudeltà e fugacità. Anche lei forse in quello stesso momento è sopraffatta dalla stessa malinconia, quella persona che adesso vorremmo disperatamente vedere, più di qualunque fidanzata, amica del cuore, familiare. Eppure forse bastera' poco e ci si dimenticherà a vicenda, l’immagine dell’altra sbiadirà, e comincerà un nuovo domani. Ed è proprio questa la cosa triste. don't u think?
un giorno un gigante barbuto gobbo e rugoso che non ho ancora capito bene chi fosse, camminando camminando, borbottando borbottando, tirò fuori le mani dalle tasche.
mani grandi, enormi con tutte le vene che sbucavano su. insomma dai pugni che aveva fatto uscivan fuori caramelle. le caramelle erano di quelle signore caramelle, mica caramelle qualunque: erano quelle bianche sfere di zucchero, perfette, con la carta colorata, ed erano di tanti colori. succede che il vecchio gigante impazzito tirò fuori le mani dalle tasche e poi tirò in alto le caramelle.
e io me ne sono mangiata una. quella con la carta rosa. che quindi a terra non c'è più tornata. e sicuro era la più buona di tutte. peccato sia finita.
francesca mia
Tu tiri a campare: ogni istante delle tua vita trovi un senso e un obiettivo fittizi, senza mai pensare se la vita nel suo insieme abbia un senso o no. Tu non pensi mai alla tua vita in toto. Tiri avanti inventandoti in ogni momento un significato nuovo.
Immagina semplicemente che tutti i tuoi sogni siano stati esauduti.. e adesso? All'improvviso ogni significato scompare. Sei sospesa sopra un abisso, non resta nulla da fare. Non hai piu' senso. Sei sempre stata senza senso, ma non ne sei consapevole. Se anche possedessi il mondo intero, cosa accadrebbe? Che soddisfazione ci sarebbe? Esiste davvero un significato in cio' che stai facendo o ti stai solo illudendo di fare qualcosa che valga la pena fare? In realta' dai alle tue azioni un valore artificiale cosi' da avere la sensazione che quelle azioni abbiano un senso, mentre non fai altro che sprecare la tua vita e la tua energia senza fare nulla che abbia veramente valore.
Vivi alla superficie di te stessa, alla periferia, al confine. I sensi non sono altro che la superficie e la consapevolezza e' il centro profondo. Vivi nei sensi e quando vivi nei sensi sei prima di tutto interessata agli oggetti, poiche' senza gli oggetti i sensi sono irrilevanti: non hanno nulla di cui godere. Poiche' vivi nei sensi devi vivere negli oggetti. I sensi sono esattamente al confine dell'essere, nel corpo e gli oggetti non sono nemmeno al confine ma sono al di la'.
Perche' non ti muovi all'interno? Perche' forse ancora non hai creato il bisogno di farlo. Una volta che il bisogno esiste muoversi dentro e' tanto facile quanto muoversi fuori. Cos'e' questo bisogno? E' un bisogno che ha a che fare con la religione, forse. Con la morte.
Ho (avevo) un affetto più grande di qualsiasi amore su cui esporre inutilizzabili deduzioni
Tutte le esperienze dell'amore sono infatti rese misteriose da quell'affetto in cui si ripetono identiche.
Sono legato ad esso perché me ne impedisce altri.
Ma sono libero perché sono un po' più libero da me stesso.
La vita perde interesse perché si è ridotta a un teatro in cui le fasi di questo affetto si svolgono:
e così ho perso l'ebbrezza di avere strade sconosciute da prendere ogni sera (al vecchio vento che annuncia cambiamenti di ore e stagioni).
Ma che ebbrezza nel poter dire: "Io non viaggio più".
Tutto è monotono perché in tutto non c'è altro che un certo luccichio di occhi, un certo modo di correre un po' buffo, un certo modo di dire "Paolo", e un certo modo di straziare a causa della rassegnazione.
Ma tutto è messo in forse dal terrore che qualcosa cambi.
In ogni amore c'è una fusione tra la persona che si ama e qualcun altro: ma ciò è naturale. Nell'affetto
ciò sembra invece così: innaturale: la fusione avviene a tali profondità che non è possibile darne spiegazioni, trarne motivi per congratularsi, comunque essa sia, della propria sorte.
La tenerezza che tale affetto impone al profondo, non conduce né a fecondare né a essere fecondati, anche se per gioco; eppure si soccombe ad esso con lo stesso senso di precipitare nel vuoto che si prova gettando il seme, quando si muore e si diventa padri. Infine (ma quante altre cose si potrebbero ancora dire..!), benché sembri assurdo, per un simile affetto, si potrebbe anche dare la vita. Anzi, io credo che questo affetto altro non sia che un pretesto per sapere di avere una possibilità - l'unica - di disfarsi senza dolore di se stessi.
(un affetto e la vita - P.P. Pasolini)
A volte, e ogni volta quasi all'improvviso, mi si manifesta in mezzo alle sensazioni una cosi terribile stanchezza della vita che non esiste la piu' piccola ipotesi per vincerla con l'attivita'. Per sventarla, il suicidio sembra incerto; la morte, pur se presuppone l'incoscienza, sembra perfino insufficiente. E' una stanchezza che tende non al cessare di esistere (ammesso che possa essere possibile), ma a qualcosa di molto pu' orribile e profondo: perfino il cessare di essere stato, cio' che non e' possibile.
(F. Pessoa , Il libro dell'inquietudine)
Non mi piace oggi. Mi sento sola stasera e non mi piace. Lei doveva venire, lei doveva lavorare lei, lei, lei… che fosse lei è così rilevante? Non è forse solo deprimente? Sopravvivenza pura. Vita senza significato. Arranco senza meta e senza perché, niente ha senso, al solito. I sensi degli altri mi fanno vomitare le budella dal disgusto. Disgusto per i credo che uccidono, disgusto per gli ideali che uccidono, per i non ideali. Disgusto per gli scopi e disgusto per la mancanza di scopi. Odio i ciechi. Odio i sordi e forse sono entrambe le cose e mi odio per come sono. Mi amo per come sono. Troppa enorme considerazione troppa fetida merda. Troppa voglia di fare un cazzo e sognare lagne senza senso. Troppa voglia di lasciarmi viaggiare. Non bevo, non fumo, non mi drogo, cazzo non scopo quasi. Può il mio corpo volare senza aiuti, sostegni, rampe di lancio? Forse che voli più in su? A volte mi lascerei andare così avidamente da arrivare a perdere i sensi. A volte mi scoperei il cervello con la trielina dei pensieri. Ancora mi chiedo cosa voglio, ché mica l’ho capito. Euforia, Euforia, Euforia… puff un bluff come sempre. Scoperei chiunque mi raggiungesse con le parole. Lei mi raggiunge senza dire niente, la odio. Mi lascia lì, fredda e marmorea, non libera la mia energia. Solo con il pianto. Piango. Sono una fragile merda che si auto commisera. Odio chi fa cagare i cani per strada. Odio chi lascia merde molli sui marciapiedi, ma eccomi qui una merda molle che sui marciapiedi ci cammina.
un anno è passato, lei non c'è più, io mi sento uguale.
Insomma non so non so, non so che c'e'.
C'e' che l'abbandono e' dolore, un dolore antico mille vite, una ferita che copriamo con le toppe piu' improbabili.
C'e' che per non soffrire ci si ritrova a mentire, coprirsi, a far soffrire.
C'e' che l'egoismo diventa l'unico valore travestito da Amore e c'e' che vorrei tutto per me e lo vorrei subito.
Vorrei l'amore vero, la purezza e la passione. Vorrei il peccato, la trasgressione, vorrei stare bene, far star bene, eccitarmi, rilassarmi, divertirmi e compatirmi.
C'e' che vorrei che tutto fosse sempre e solo come lo vorrei.
Vorrei relazionarmi con il mondo senza pagare le conseguenze di questa relazione e vorrei eliminare i pensieri e fare mille altri pensieri.
Vorrei sentire il calore del sole sulla pelle senza scottarmi, senza creme appiccicose, senza costumi che mi segnano il culo. Vorrei essere nuda e non pensare di esserlo. vorrei che tutti fossero nudi e nessun pensasse di esserlo. vorrei non vedermi e vorrei che nessuno mi vedesse ma che tutti lo sapessero che esisto.
Vorrei volare via con il vento e vorrei sentire gli odori amplificati come i cani. Vorrei dare un senso alla vita, vorrei accettare che la vita non ha un senso, se il senso della vita e' la vita.
Vorrei non volere piu'.